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"Pilota
e marinaio per salvare l'ambiente" di Paolo
Vittozzi
Il
fumo non ha odore, ma é definito acre.
Penetra le narici e ti disgusta.
A volte é spesso, palpabile, accarezza la pelle con un abbraccio
fastidioso. Quando raggiunge gli occhi le lacrime compaiono spontanee,
strofinarli é inutile, anzi é peggio.
Ma
il fumo non esiste da solo. Non
può nascere se non c'è lui: il fuoco.
Il fumo é il suo maggiordomo, però manca di discrezione, entra
senza bussare.
Arriva
sempre prima il fumo, ci informa, ci pone in stato di veglia.
Poi
il fuoco. Se non ci fosse
il fumo ci sorprenderebbe. Compare
improvviso. Fa paura.
Si muove, avanza, ondeggia con il vento, si inclina, si estende
verso l'alto. Si alimenta
con la vita delle piante che bruciando si contorcono, scrocchiano
gemendo nella sua presa. È
il loro urlo prima di morire.
Il
fuoco si inerpica lungo la collina, animato di vita propria.
Segue la traccia della vegetazione e si dirige dove gli alberi
sono più densi. Sembra che
la natura sia inchiodata dalla sua minaccia, schiaffeggiata dal vento,
prepotente protagonista.
Attoniti
osserviamo il devastante spettacolo, il fronte del fuoco é stretto, ma
"lui" é impetuoso.
Ci
sono i ragazzi della forestale in tuta arancione, ma poco possono contro
una tale forza della natura.
Un
rumore, un rombo cupo, un motore? Una
macchia
volante colorata passa poco più in alto, un aereo!
Punta il fuoco e vicinissimo, di colpo, scarica
una quantità d'acqua impressionante.
Il
fuoco colpito a morte ansima, si arresta quasi dubbioso, non riesce più
ad andare avanti.
Forse
vorrebbe tornare indietro ... forse, ma invece svanisce nel nulla.
Sono
proprio arrivati i nostri, invece che a cavallo su un Canadair,
preceduti dal rombo di un motore invece degli squilli di tromba.
Ma chi
cavalca il Canadair?
Ormai si sa che il Canadair é l'arma più efficace a
disposizione per lottare contro il fuoco che minaccia l'inestimabile
patrimonio boschivo della nostra Italia, ma che tipo di pilota vola su
tale aeroplano? Cosa accade
dentro questo mezzo che a seconda dei momenti é motoscafo o aereo?
A
bordo i piloti sono due: comandante e co-pilota, come gli altri velivoli
commerciali.
Quindi
stessi standard, stessi criteri di base, stessa professionalità?
La
risposta é si a tutte queste domande, ma il pilota di Canadair deve
avere un quid in più.
La
posizione del fuoco é sconosciuta fin quando esso si manifesta. Non é
segnata sulle carte, non ci si arriva tramite aerovia o seguendo le
indicazioni di un segnale radio.
Il
fuoco viene raggiunto navigando a bassa quota ed utilizzando delle carte
geografiche totalmente diverse da quelle che usano i colleghi di linea.
L'ente responsabile della Protezione Civile individua l’«obiettivo»
con coordinate inutilizzate dai più, quando non addirittura
sconosciute.
E
ci vuole confidenza. Non si
pensi di essere capaci a leggere una carta
di navigazione a bassa quota, a riconoscere ferrovie, seguire
valli, individuare ponti e paesi solo con la navigazione stimata se non
lo si é mai fatto, se non si é adusi a tale pratica.
Bussola
ed orologio, come agli albori dell'aviazione o come i piloti cacciabombardieri.
A questo si aggiunga la frenesia della fretta.
Bisogna decollare entro 15 minuti dall'assegnazione
dell'obiettivo. Il punto si
traccia in rullaggio, assieme alla prima tratta di navigazione poi si
decolla, il resto in volo.
Durante
la navigazione si cerca di mettere ordine, ci sono navigazioni di un'ora
o navigazioni di otto minuti. Il
tempo a volte é tiranno.
Poi,
trovato l'obiettivo, si deve individuare la migliore traiettoria per
avvicinare il fuoco e colpirlo, avendo sempre la "via di
scampo" da seguire nell'eventualità che un motore smetta di
girare. Orografia e
micro-meteorologia giocano contro di noi.
Venti di caduta, termiche, fumo.
I piloti di aliante conoscono le prime due, i pompieri il terzo.
Tutto
ciò accade in aderenza al vecchio, proverbiale consiglio di mamma,
quello che tutti i piloti sanno di non dover seguire mai: "Mi
raccomando, vola basso e piano".
Sicché
a 30 metri dal suolo, indipendentemente dalla sagoma del terreno, ed a
205 km/h (1.3 Vs per chi se ne intende) il velivolo viene impostato per
percorrere la sua traiettoria in discesa, tenendo presente la rotta di
scampo e, nel caso occorra fronteggiare un imprevisto, pronti a
scaricare l'acqua per diminuire di 5400 kg il suo peso.
Sul
fuoco i piloti sono al massimo senso di veglia, il nemico é lì che
aspetta. Non ti spara, ma
ti inganna. È pronto a
ghermirti, modifica la densità dell'aria in cui voli, intensifica
l'opacità del fumo, quasi
a nascondersi. A volte
invece si manifesta veemente, con fiamme alte e voraci, vogliose di
distruggere prima di essere fermate.
Tieni
conto del vento. È in
coda, di fronte, di lato.. c'è deriva, l'acqua che traiettoria seguirà?
Bisogna prevedere tutto. Se
abbiamo aggiunto la schiuma in dotazione l'acqua tenderà a
volatilizzarsi prima, altrimenti sarà più densa.
Che tipo di alberi sono? Eucalipti
oppure oleandri? Dov'è
questo fuoco rispetto al fumo? L'intensità
del vento é di 35 nodi (65 km/h), il fumo viene spinto avanti, il fuoco
é ancora dietro.
Il
tempo scorre, ma sembra rallentato.
Il co-pilota controlla gli strumenti motore, ricorda i valori di
velocità, ripercorre la posizione degli interruttori, ricorda la quota
di sgancio. Gli occhi del Comandante tengono puntato il nemico,
rapidissime scansioni agli strumenti: velocità e quota, velocità e
quota, velocità e quota. Il
pollice sinistro contratto é predisposto sul pulsante di sgancio.
Il respiro sospeso: ci siamo. Una pressione sul pulsante, il
rumore secco delle porte acqua che si aprono. Il carico d'acqua affronta
il suo nemico. Lo colpisce
dall'alto con l'energia del suo peso e la velocità dell'aeroplano.
Il resto é fisica: II principio della termodinamica.
Il
velivolo, improvvisamente alleggerito, ruota il muso
verso l'alto. Motore, controllare
l'assetto, verificare la velocità, chiedere al co-pilota la
variazione delle superfici di iper-sostentamento, seguire la traiettoria
di scampo. Direzione: verso
la sorgente di rifornimento idrico.
Di
nuovo controlli, predisposizione interruttori, giù
per l'ammaraggio. Il
60% degli incidenti aerei avvengono durante l'atterraggio.
Un pilota di Canadair può anche farne trenta di atterraggi
sull'acqua. Non ci sarebbe
differenza con la terra, ma qui c'é un particolare: si muove.
Il lago si muove poco, ma il mare.....
Lui ha la vita, sembra ti aspetti.
Quando sei alto ti invita a scendere, azzurro, trasparente,
immenso, poi quando sei a tre metri ti rendi conto dell'altezza delle
onde, sempre troppo alte. Abbiamo scelto la migliore direzione di
ammaraggio? Siamo fra il
vento frontale e l'onda lunga? Ultime
verifiche. "Probes
down" dice la luce arancione sul cruscotto.
Il velivolo é pronto a fare acqua attraverso due bocchette che
sporgono dalla chiglia per circa 12 cm.
Ammaraggio, l'aereo si trasforma in un off-shore (145 km/h).
Le bocchette agganciano il mare, l'acqua
irrompe nei serbatoi, il muso ha una decisa tendenza verso il basso,
il peso aumenta. Il
volantino viene tirato, i muscoli del braccio sinistro si contraggono.
La presa é salda, l'assetto DEVE rimanere costante.
La mano destra spinge le manette, i sensi sono tesi pronti a
percepire una condizione anormale che potrebbe comportare l'interruzione
della manovra.
Il
mare non accetta l'intruso, le onde fanno da rampa di lancio, il
velivolo esce dall'acqua. Via
motore ma poco, piccola variazione d'assetto, controllo del peso attuale
per essere sicuri di non aver superato il peso massimo di contatto, di
nuovo in acqua per completare il carico.
Stille di sudore solcano il viso, altre scendono lungo la
schiena, non puoi competere con il mare, é più forte lui, allora lo
assecondi, oppure lo eviti.
L’indicatore
dei serbatoi acqua indica pieno, "probes up" la luce diventa
verde, le bocchette vengono retratte.
Il motore spinge, l'aeroplano saltella sulle onde. A pieno
carico, arrancando,
si sforza per contrastare la forza di gravità. La velocità cresce e la
novella imbarcazione transita di nuovo al suo stadio originale, ritorna
ad essere
un aereo. Controlli,
predisposizione per lo sgancio d’emergenza, il cervello ripercorre già
la traiettoria di attacco.
La
giostra continua.
Ecco,
questo é ciò che, di massima, accade.
Chi é questo pilota, un super uomo?
No, é un professionista del volo.
Un pilota che oltre a saper decollare ed atterrare, a conoscere
le regole del volo strumentale ed a vista, sa navigare a bassa quota, sa
capire quando le condizioni meteorologiche consentono di passare in una
valle o quando deve tornare indietro.
È
un pilota con una grande resistenza fisica.
Volare un aeroplano senza condizionamento, senza asservimento
idraulico dei comandi, ed effettuare tanti atterraggi su una superficie
che si muove senza preavviso é una cosa faticosa.
Far seguire, ad ogni ammaraggio e relativo prelievo d'acqua, un
attacco al suolo assecondando l'orografia del terreno, con un mezzo che
non ha le prestazioni di un Tornado e che richiede un orecchio sempre
teso ai singulti dei motori ed un occhio guardingo alla traiettoria di
scampo é cosa che richiede molta attenzione fisica e psichica. E questo
avviene anche per sei ore di fila nello stesso giorno.
Ecco
chi é che "cavalca" il Canadair.
È un professionista con uno spiccato amore per l'ambiente, con una
grande passione per questa singolare forma di volo; molto pilota ed un
po’ marinaio, con l'indole e la forza del guerriero per affrontare il
nemico nelle sue multiformi apparenze e la pazienza di Giobbe per le
lunghe ore trascorse in attesa che esso si manifesti.
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