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"A zonzo per il cielo"  - testi e foto di Rinaldo Vuerich

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sopra Terracina

Mitica Norma!

Ormai si fa sempre più concreta la teoria sostenuta da molti noi piloti del centro Italia secondo la quale la zona di volo di Norma sia vittima di una sorta di errore di programma del sistema Matrix. Speriamo di non vedere un giorno arrivare in decollo due tipi con vestito nero, occhiali scuri e pc portatile premere un pulsante e zac…fine della magia.

Come si potrebbe altrimenti spiegare il fatto che in tutta Italia nevica, tira venti di bora, insomma un freddo che di volare sarebbe difficile solo immaginarselo, chiami Fabio col cellulare cercando di ripararti dal vento per poterlo sentire e lui con la sua solita calma che ti dice: “ A me me sembra bono, nordino in quota e tira già dritto di termica”….che dire?! Corsa in macchina sulla Pontina, Pearl Jam a palla e via, speriamo che sto vento non entri. Strada facendo il vento da nord che spazza Roma va sempre più calando, ad Aprilia già le bandiere indicano una leggera brezza di mare.

Devo dire che questa cosa nonostante ormai sia normale mi emoziona sempre, andarsene dalla gelida tramontana ed in solamente un’ora di macchina raggiungere una piccola oasi di paradiso.

Arrivo al belvedere alle 12 e tira dritto! E vai! Sole, caldo e cumuli!!!!

Qualcuno degli svizzeri è già in aria e questo non fa che fomentare la mia brama di volo, mi metto a correre verso il decollo con la sacca sulle spalle, penso a chi potrebbe aver visto questo matto di corsa in salita con 20 chili sulle spalle… Mi preparo e in un attimo sono in volo, alle 12.20, abbastanza presto considerato che siamo a febbraio, comunque tira bene, anzi è pure bello mosso, il “nordino” in quota si fa sentire bene quando vuole. Tre giri in termica e con il mio Avax Rse (mitico!) mi vado a prendere la termica che stacca all’inizio del costone che porta all’ Arrestino.

Dai che c’ è, vai avanti, vai vai…beeep beeep beeeep…..e vai, comincio a salire a + 4, e chi ti molla, cascasse il mondo, arrivo scarrocciando a 1550 sulla verticale del decollo, intorno a me tutti cumuletti, un occhiata verso sud, cumuletti in formazione, ok via si parte, proviamo Sezze e ritorno, la mia prima dell’anno.

Mi rendo presto conto che il ritorno potrebbe esere molto difficile in quanto viaggio verso Sermoneta a circa 50 all’ ora e più esco in valle e più il vento da nord si fa sentire. Arrivo a Sezze sotto le case, anzi diciamo sottovento, comunque il sole picchia duro e confido in una termica miracolo…beeep beeep…eccola, sono salvo, non è proprio il massimo ma tra uno scossone e l’altro riesco a fatica a fare quota antenna intanto il vento, sempre deciso, si è girato a maestrale. A questo punto sono obbligato ad andare avanti, non mi va certo di bucare sotto Sezze e mi tengo a galla facendomi scarrocciare fino alla fine del costoncino (quota 250 mt circa), non trovo termiche, vado avanti e comincio a cercare un atterraggio nella valle del traverso verso Fossanova stando attento a valutare la posizione dei cavi dell’ aklta tensione, ok lì va bene, sto impostando l’ atterraggio e…beep beep beeep…noooo…magia, non ci posso credere, pensando ai preziosi consigli del mitico Kappa non demordo e me la giro, mi sembra la canzone di Daniele Silvestri “salirò salirò fino a quando sarò un puntino lontano lontano” da 100 a 1550 metri! Una grossissima soddisfazione. A questo punto comincio a lavorare con la fantasia e la mia mente mi porta molto lontano, penso come sarebbe bello atterrare al mare, a Terracina, chiamare il mio amico Salvatore per un bel the caldo a casa sua…co sto freddo!

All’ improvviso un + 4 bello deciso mi fa riprendere i sensi, ma sta termica non finisce più, guardo laggiù Roccasecca…come è piccola, che spettacolo! Intanto trecento metri sotto mi passano due caccia militari diretti all’ aeroporto di Latina, mi avranno visto?

Proseguo sulle basse colline che portano a Priverno e mi trovo sull’ ultima a circa 700 metri, però, ho perso un bel po’ di quota, sono comunque alto per fare il traverso che mi separa dal costone che porta a Terracina.

Arrivo con una quota discreta ma non trovo termiche degne di nota, mi ritrovo per una buona mezz’ ora a ravanare sullo zero facendo dentro e fuori dal costone, comincio a perdere quota, ok per oggi va bene così, anche se ci avevo creduto….beep beep beep fantastico! Mi ritiro su da per terra un'altra volta, che giornata, incredulo mi ritrovo nuovamente sulle creste dentro una termica che sembra non mollare mai, mi guardo intorno e vedo i laghi di Fondi, in fondo laggiù nella foschia si intravede il Mte Redentore, pensa che bello poter arrivare là…sveglia! Torna in te dai! Mi godo questo panorama, guardo verso il mare e Terracina mi sembra ormai a portata di mano, che bello, mezza speed e via facciamoci questa gita al mare fuori stagione!

Mentre abbandono la termica vengo risucchiato da una poderosa discendenza da circa – 4, cavolo…se la termica non finiva più la sua discendenza non scherza, fatto sta che mi ritrovo a tutta speed controvento per cercare di uscire verso i cumuletti fuori dal costone. Il mio sogno sta svanendo in un attimo, maledetta discendenza, sono troppo basso, ormai è andata, provo in extremis sull’ultimo rilievo esposto al sole, sembra invitante…e infatti…non ho mai amato il suono del mio vario come oggi! La termica è molto bastarda ma io sono peggio di lei, sto troppo avvelenato e dopo una lotta col coltello tra i denti mi ritrovo vittorioso a base cumulo a 1400 metri, l’ emozione è grande quando vedo che da quassù potrei arrivare ovunque.

Vedo due cumuletti sopra il tempio di Giove e mi ci butto alla grande, vado a 59 orari, però, il vento è un pochino troppo, rifaccio base stavolta a 1300 e decido che per oggi va bene così, davanti non ci sono più cumuli ed è evidente lo spesso strato di inversione, sarebbe un sicuro atterraggio sulla piana di Fondi che si troverebbe in pieno sottovento, perché rovinarsi una così bella giornata di volo per una manciata di chilometri in più?

Mi sento sollevato e felice per aver fatto questa scelta e comincio piano piano a scendere, mi dirigo verso il mare e mi godo lo spettacolo da 1000 metri sull’ acqua…incolmabile, scatto un migliaio di foto, la vista del Circeo è spettacolare, la baia di Vindicio altrettanto, rido da solo e urlo come un matto.

Atterro dopo circa mezz’ ora con una gioia immensa, penso quanto sia bello concretizzare i propri sogni con la purezza del volo, ritorno con la mente ai due o tre momenti in cui stavo per atterrare e invece per magia eccomi qui a contemplare il mare, un gabbiano mi passa davanti, lui sta ancora giocando.

Per me è ora di ripiegare la mia amata vela, la giornata mi ha dato tantissimo, torno a casa e dal finestrino dell’autobus che mi riporta a Norma mi rivedo tutto il volo, siamo arrivati, scendo, ringrazio l’ autista e torno verso casa….felice!

Poggio Bustone – Gioia dei Marsi : Istruzioni per l’uso

Mi sembra ieri quando con l’amico Mimmo ci trovavamo ad apprendere la notizia che Fabio era appena atterrato sotto il monte Magnola, nella conca del Fucino a circa 70 Km dal nostro allora comune atterraggio, il famigerato emmezeta!

Tutto comincia da quel giorno di primavera del 1996, la strada era stata aperta, non ci rimaneva che spianarla per bene e magari allungarla di qualche chilometro ed ecco che sarebbe nato uno dei voli più belli che si potessero fare dal decollo di Poggio Bustone.

Il periodo che da le maggiori possibilità di completare questo volo è quello che va da un paio di settimane prima della fine della primavera fino alle prime settimane di Agosto, una limpida giornata post frontale con un leggero nord est in quota farà il resto, a questo punto non ci resta che dimenticare la solita vita quotidiana e farci coinvolgere in questa straordinaria avventura.

Un’occhiata alle previsioni il giorno prima,giro di telefonate la mattina dopo e ci si ritrova tutti all’atterraggio alle 11, qualche allievo è già in volo e mentre si sale in decollo si comincia a sognare e fare progetti per il percorso.

Se la giornata è già buona, arrivando in atterraggio con molta probabilità potreste notare un piccolo boomerang bianco e azzurro nel tentativo di fare il primo traverso verso Terminillo, mantenete la calma e salite in decollo senza fretta, si tratterà certamente di Carletto.

Una volta decollati dal monte Rosato alle 12.30 circa si comincerà in una accettabile turbolenza iniziale a cercare la prima termica che non sempre si stacca subito, in quel caso armatevi di pazienza e vi accorgerete successivamente che ne sarà valsa la pena, molte volte invece l’ascensore da +4 è proprio di fronte al decollo e vi porterà in breve tempo a quota 2300 facendovi godere dell’eccezionale panorama appenninico.

Fate il pieno di quota facendo molta attenzione a non entrare in cumulo essendo la zona intensamente frequentata dagli alianti del vicino aeroporto di Rieti.

A questo punto mettetevi con vento alle spalle e dirigetevi verso sud destinazione Terminillo optando per il sorvolo in cresta passando per cima d’Arme oppure per il percorso esterno puntando le collinette.

La seconda ipotesi è quella che consiglio a chi si cimenta per la prima volta in questo volo per la facilità, in caso di mancato aggancio della termica, di raggiungere un atterraggio in un punto qualsiasi della immensa piana sottostante.

Il passaggio in cresta è senz’altro più bello e consente di arrivare al Terminillo con più quota in meno tempo ma attenzione però a non abbassarsi troppo nelle gole dopo Cima d’Arme.

In entrambi i casi ci troviamo a dover effettuare il primo traverso per cui anche qui fare il massimo della quota e puntare verso il campeggio del Terminillo, dove ci starà sicuramente aspettando una bella bomba da +5, per chi passa fuori c’è sempre la termica dell’antenna di Lisciano che però non è mai scontata, personalmente ci ho perso dei bei tre quarti d’ora, comunque facendo avanti e indietro sul costoncino prima o poi arriva, alle brutte si atterra nei campi sottostanti.

Ci ritroviamo ora ad affrontare uno dei punti più difficili per andare avanti, fatta la quota sopra Pian di Rosce il volo prosegue in direzione dei rilievi a monte di Cittaducale (monte Paterno e più interno Cimata di Castello) se la giornata non sarà molto generosa ci troveremo a dover rifare quota a metà strada sopra il collinone tra Lugnano e Madonna del Passo facilmente riconoscibile dalla pelata in cresta e tra l’altro molto invitante vista l’esposizione.

Dai rilievi del Paterno ci ritroveremo a fare il traverso della valle di Antrodoco che ci porterà dopo circa 5 km scarsi alle pendici del monte Nuria.

Dall’altra parte ci starà aspettando ansioso di farci soffrire il ridente paesino di Pendenza facilmente riconoscibile in volo, anche se potrà sembrarvi relativamente esterno alla traiettoria non esitate a puntarlo, i caso di buco potrete comodamente adagiarvi sui verdi prati di Terme di Cotilia e degustare la tipica porchetta locale.

La termica di Pendenza non si fa catturare facilmente se si arriva bassi,il paese si trova a circa 750 metri di quota con un dislivello sulla valle sottostante di soli 300 metri, insistete anche per molto tempo, in fondo sarà l’ultima vera fatica di tutto il volo, so di alcuni piloti che ci hanno passato anche più di un’ora e mezza ma alla fine l’hanno spuntata.

Una volta agganciata, solitamente leggermente in sopravvento al paese stesso verrete scarrocciati abbastanza fino all’antenna che si trova su di una collinetta dietro Pendenza da questo punto la termica solitamente comincia ad organizzarsi bene e con un po’ di determinazione si può cominciare a risalire il m.te Nuria lasciandoci portare gradualmente verso la cima.

C’è da dire che il Nuria, con i suoi 1892 metri, è un rilievo con una scarsa pendenza e risalirne la cima le prime volte può sembrare un azzardo, non fatevi impressionare da questo e non mollate mai la termica che vi porterà a base mediamente poco sopra i 1900 metri, fortunatamente il nostro Appennino è sempre ben fornito di ampi altipiani per poter atterrare anche in quota, qualcuno dei nostri ha già positivamente sperimentato l’eventualità.

Fatta la dovuta quota sul Nuria bisogna ora tenersi sempre in sopravvento alle creste anche se si sta molto alti e proseguire verso il Nurietta sempre verso sud est, in questi tre chilometri solitamente si trovano altre termiche, giratevi anche le più deboli fino a base e continuate uscendo leggermente verso la valle del Lago del Salto puntando il Colle Alto, comunemente detto Lama di coltello per la sua forma.  

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la valle del Lago del Salto

Abbandonando l’ultima termica del Nurietta per fare gli 8 km che ci separano da Lama di coltello bisogna sfruttare ogni minima ascendenza per non ritrovarci a ravanare sul costone del colle della Sponga (la Crocetta) e perdere delle belle mezz’ore a risalire.

Tenersi alti in questo punto particolare è importante anche per la scarsa presenza di atterraggi comodi, comunque una volta arrivati alla Crocetta nel caso non si riuscisse a risalire, l’atterraggio di servizio è la grande spiaggia sul Lago del Salto in località Borgo S.Pietro.

La termica di Lama di coltello è abbastanza intuitiva, si stacca solitamente un po’ esterna al rilievo per poi seguirne il tagliente profilo fino ad arrivare al massimo rendimento proprio in corrispondenza della sua punta a forma di piccola piramide, da qui bastano duecento metri scarsi sopra il monte e si parte a tutta velocità in direzione del Monte Fratta 7 chilometri circa in direzione est sud est.  

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Monte Fratta

Il Fratta è il punto cardine di tutto il volo, da qui diventa tutto più facile, è anche il punto del non ritorno, visto che il traverso si fa a velocità che toccano a volte i 65 km orari rispetto al suolo.

Ci si arriva solitamente abbastanza bassi, a volte anche sotto i 900 metri, molto poco considerato che stiamo volando sul grande altipiano del salto, ma i rischi di bucare sono veramente molto scarsi, soprattutto se siete un centinaio di metri sopra il paesino di Rocca Randisi, il punto di arrivo del traverso, da qui risalirete facilmente il rilievo fino alla cima per fare poi normalmente base ad una quota media di circa 2300 metri.

Continuate seguendo lo scarroccio della termica e dirigetevi decisamente verso il paese di Corvaro sorvolando delle tipiche collinette a punta, in questo punto in pianura si staccano sempre delle bolle termiche che ci porteranno velocemente verso la montagna della Duchessa.  

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Lago Duchessa

Non vi preoccupate di arrivare bassi in corrispondenza della curva dell’autostrada, ci sarà la solita termica a portarvi fino in cima al tabellone.

Personalmente amo la zona della Duchessa, tripudio di termiche unico nel suo genere, veramente impossibile bucare in tale punto a meno che non sopraggiungano eventi naturali catastrofici!

Sicuramente è l’inizio della parte più bella di tutto il volo, il massiccio del Velino sta lì ad incantarci e volarci sopra con i grifoni che ti osservano è proprio un privilegio.

Da qui facciamo più quota possibile e sorvoliamo la prima gola che ci separa dal Velino, a questo punto la cosa migliore è quella di non farsi tentare dal bellissimo e surreale paesaggio di montagna e uscire gradualmente verso valle lasciandoci il massiccio sulla sinistra, continueremo a godere del panorama anche dalle basi che solitamente si formano sull’altopiano antistante.  

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Ci si dirige decisamente verso Alba Fucens, sulle ultime colline prima della grande piana di Avezzano dove in giornate con formazione di cumuli si sale abbastanza facilmente fino a raggiungere basi attorno ai 2600 metri, raggiunta almeno tale quota si può continuare il viaggio sotto i cumuli che spesso si formano sulla piana puntando le parabole di telespazio, abbastanza visibili in volo, per proseguire in traiettoria fino a Gioia dei Marsi.  

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Si tratta di un percorso in piana abbastanza lungo, circa 25 km, che si può fare solo in presenza di cumuli, fatto non proprio raro, ma neanche troppo scontato.

Nel caso ci trovassimo sul Velino ad avere una situazione senza cumuli in pianura l’alternativa è quella di fare il giro largo seguendo i rilievi sulla nostra sinistra, dal Magnola fino ad arrivare alla serra di Celano (grande generatore termico) per il salto fino a Pescina e da lì continuare direttamente per Gioia dei Marsi.

La prima difficoltà di questo giro è quella di agganciare degnamente il Magnola in quanto si trova abbastanza in sottovento al Velino per cui se non si dispone molta quota al momento del piccolo traverso è molto facile bucare.

Il secondo ostacolo sta a Pescina, se non si sale in quel punto, considerata anche l’ora di arrivo, possiamo sperare di arrivare solo a qualche chilometro dalla nostra ambita meta, avremmo comunque fatto un volo veramente degno di nota(83 km).

Il volo fino a Gioia dei Marsi è di 91,8 km, non male considerato il livello dei nostri voli in centro Italia e soprattutto non impossibile in quanto oramai si vola su un tracciato sperimentato in lungo e in largo per anni da molti piloti, e allora, cosa aspettate! Anche i sogni possono diventare realtà!

e…………me raccomando…………….dateie de spidde!

Rinaldo Vuerich        

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