home

foto
videoclips
sounds
fumetti
aviation art
vita vissuta
check list
eventi
musei
curiosità
Le nostre storie
links

Italian Flying Museum
Rusty Angels

che ora é...?



commenti      

 

  indice

 

Cerimonia di consegna al Museo Storico del velivolo restaurato M. 67 Idrocorsa - Vigna di Valle, 29 marzo 2004 

Ufficio Stampa del Museo Storico A.M.

COMANDO AEROPORTO VIGNA DI VALLE
CENTRO STORIOGRAF!CO E SPORT!VO A.M.
MUSEO STORICO

Punto di Contatto:

Tenente Serafino Durante
Tel/Fax. 0699802643 - Mob. 3281275843
e-mail: serafinodurante@yahoo.it

COMUNICATO STAMPA

                                                                      Vigna di Valle, 24.03.2004

TORNA AL MUSEO IL MACCHI M 67

Dopo un restauro lampo, il Macchi M67 andrà a completare il Settore Alta Velocità

DSC06652.JPG (153715 byte)

Dopo un restauro effettuato in tempi brevissimi, torna al Museo Storico dell’Aeronautica Militare il Macchi M 67, idrocorsa sviluppato dalla Aeronautica Macchi in vista della partecipazione all’edizione del 1929 della “Coppa Schneider”. L’idrovolante, riportato al suo antico splendore, andrà così a completare il settore espositivo dedicato al Reparto di Alta Velocità di Desenzano del Garda.

DSC06602.JPG (40995 byte) DSC06607.JPG (64400 byte) DSC06608.JPG (46015 byte) DSC06610.JPG (48091 byte)

Il benvenuto del Col. Scarlatti, Comandante dell'Aeroporto di Vigna di Valle  e la presentazione del restauro da parte del Ten. Col. Mondini, Direttore del Museo

Dopo un primo restauro negli anni 80 curato dal 3° Reparto Tecnico Aeronautico di Lecce, la fusoliera incompleta del Macchi 67 venne esposta accanto ai Macchi M39, al Fiat C29 ed al Macchi MC72, fino all’ottobre scorso. L’occasione di restaurare e ricostruire l’idrovolante si presentò con i festeggiamenti per i 100 anni del volo, grazie all’interessamento delle aziende MBDA e Aermacchi di Finmeccanica, la finanziaria che controlla gran parte dell’industria aeronautica italiana. L’idea fu quella di sponsorizzare il restauro di un velivolo storico e la scelta cadde proprio sull’M 67 dell’odierna Aermacchi, di recente entrata a far parte del raggruppamento. Il lavoro, ripartito tra I’Associazione Restauro Aeronautico di Varese ed il gruppo di esperti che fanno capo a Giancarlo Zanardo, è stato realizzato in tempi record; in soli cinque mesi, infatti, si é provveduto al restauro delle parti già esistenti ed alla ricostruzione di quelle mancanti: ali e galleggianti, elica ed ogiva, cappotterie, raccordi alari e “gambe” di collegamento tra fusoliera e galleggianti. Oggi finalmente il Museo Storico di Vigna di Valle può mostrare a tutti questo suo gioiello in tutta la sua bellezza e completezza.

La consegna ufficiale dell’idrovolante avverrà Lunedi 29 Marzo alle ore 15.30 presso l’Aeroporto Luigi Bourlot di Vigna di Valle, alla presenza del Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, Gen. S. A. Sandro Ferracuti, e dei rappresentanti di vertice delle aziende che hanno consentito l’operazione.

DSC06609.JPG (40376 byte)  DSC06615.JPG (48894 byte) DSC06616.JPG (48775 byte) DSC06619.JPG (50019 byte)

Il CSM dell'Aeronautica Militare Italiana, Gen . S. A Ferracuti, gli Amministratori delegati di Aermacchi, Dr. Bertoloni e di MBDO, Dr. Lahoud

I giornalisti, i fotografi e le troupes televisive interessati all’evento, potranno essere accreditati contattando direttamente l’Ufficio Stampa del Museo Storico A. M.: Tel. 06.99887503 - Fax. 06.99802643.

Aeronautica Militare significa controllo, 24 ore su 24, dello spazio aereo sulle acque e sul territorio nazionale, impegno in missioni alleate internazionali per il rafforzamento e il mantenimento della pace nel segno della solidarietà, del soccorso alla popolazione in caso di calamità o di particolare emergenza. Nel segno di una lunga tradizione che vede dal 1923 gli uomini in azzurro con passione e professionalità ai servizio dell’Italia.

DSC06623.JPG (47746 byte)

La storia del M.67

Alla ricerca di una rivincita dopo la clamorosa sconfitta di Venezia, Balbo coinvolse nella preparazione della Coppa Schneider dei 1929 un maggior numero di costruttori cui, approfittando della nuova cadenza biennale della competizione lasciò ogni più ampia scelta di configurazione e motore. Rispetto alle macchine innovative ma per un verso o per altro mal concepite (S.6.5. C.29, PC.7), alla prove dei fatti prevalse il più convenzionale Macchi M. 67, la cui affidabilità derivava in parte dal riproporre architettura e struttura dei precedente M. 52.

Il primo dei tre esemplari costruiti (M.M.103). iniziò le prove di flottaggio il 7 luglio 1929 ed il volo di collaudo il 10 luglio I929 pilotato dai ten. Remo Cadringher. Fu presto seguito dalla M.M. 104, precipitata il 22 agosto con la morte del cap. Giuseppe Motta. e dalla M.M.105 oggi al Museo Storico. Nonostante i problemi di messa a punto del motore e la grave perdita di Motta, a fine agosto i due M. 67 furono inviati a Calshot assieme a due M. 52 (uno normale, l’altro Ridotto), un C. 29 ricostruito ed un S. 65. Compiute le prove di galleggiamento e gli altri adempimenti preliminari, la M.M. 103 ricevette ii numero di gara “7” e la 105 il “10”.  

 DSC06629.JPG (58133 byte)

La gara si svolse sabato 7 settembre su sette giri di un circuito romboidale di 50 Km con decollo da Ryde, sull’isola di Wight, e passaggi in senso antiorario davanti a Southsea, Gosport, Cowes, dove si affollarono un milione e mezzo di spettatori giunti con 250 treni speciali da Londra e da ogni parte d’Inghilterra con decine di migliaia di automobili. 

 DSC06628.JPG (53814 byte)

Al segnale di partenza, dato alle 14 dalla nave Media, decollò per primo l’inglese Waghorn con il Supermarine S. 6 “2”, seguito da Dal Molin sul M 52R “4”, D’Arcy Greig sull’S. 5 “5”, Cadringher sull’M. 67 “7”, Atcherley sull’S. 6 “8” e Monti sull’M. 67 “10”. Completato il primo giro in 6min 34sec alla media di 456.859 km/h. Cadringher fu costretto al ritiro. 

DSC06648.JPG (112665 byte)

Secondo un resoconto inglese:

“Un difetto cruciale del Macchi 67 italiano era l’installazione degli scarichi sul lato sinistro del velivolo. Il fatto che il circuito girasse in senso antiorario significava che ad ogni virata, quando l’aereo s’inclinava fortemente, fumo e vapori coprivano il parabrezza e riempivano l’abitacolo, accecando di fatto il pilota. Il ten. Cadringher, circondato da una spessa nube di gas di scappamento, fece un pesante ammaraggio forzato dopo aver completato un solo giro. Fu estratto dall’abitacolo in stato di semi incoscienza” (Le fonti italiane parlano di un’errata virata al pilone di Cowes, attribuendo il ritiro al cedimento dell’impianto di lubrificazione).  

DSC06641.JPG (133588 byte)

Monti decollò alle 15.44 concludendo il primo giro a 484.411 km/h ma restando subito vittima di un guasto all’impianto di raffreddamento: lo scoppio di una tubazione riversava addosso al malcapitato pilota acqua a temperatura elevatissima, ustionandolo. Il perfetto ammaraggio, indice di altissime capacità professionali, consenti un pronto intervento delle imbarcazioni di soccorso e la salvezza del pilota. Anche senza tali guasti, le prestazioni dei due M. 67 sarebbero comunque state penalizzate dai motori che, come ebbe a rimarcare Castoldi. non erogarono mai più di 1.400 dei 1.620 cavalli previsti: nel suo unico giro il cap. Giovanni Monti fece registrare 44 km/h in meno della media finale di Waghorn. Cadringher 72.  

Nella lapidaria sintesi di Mario Bernasconi, nel 1929 comandante del RAV: “I piloti del RAV furono chiamati nei pochi mesi disponibili alla messa a punto ed al collaudo, nella stessa sede, di ben quattro idrocorsa di formula costruttiva sensibilmente diversa, dotati di quattro motori pure di forma e potenza diversa. Se velivoli e motori avessero dimostrato attitudini di volo e di funzionamento appena passabili, il tour de force avrebbe potuto essere superato, e si sarebbe giunti alla scelta dell’idrocorsa più veloce con il motore migliore, ma così disgraziatamente non fu. I concorrenti si autoeliminarono e non rimase, per esclusione, che I’M.C.67 (sic) il quale, idoneo come velivolo, era dotato di un motore assolutamente imperfetto”.  

DSC06639.JPG (44864 byte)

Rientrati in Italia, i due M. 67 continuarono, sempre mantenendo in fusoliera i numeri di gara di Calshot. a prestare servizio a Desenzano sperimentando eliche di diverso tipo ed addestrando sino al 1936 i piloti in forza al RAV e gli allievi del 3° e 4° corso velocisti. Nel 1934 l’M.M. 105 fu inviata all’Esposizione Aeronautica di Milano. Parrebbe che al 31 ottobre 1939 esistessero ancora entrambi gli M. 67, ma nel giugno 1945 prima i soldati alleati giunti a Desenzano e l’ing. Castoldi poi, vi trovarono il solo esemplare M.M. 105 che, privo delle superfici radianti in ottone, fu trasportato inizialmente a Ghedi.  Di qui l’aereo giunse a Guidonia, privo di ali ed ogiva ma ancora con l’elica tripala metallica ed i galleggianti.  

DSC06658.JPG (58080 byte)  DSC06659.JPG (45993 byte)

Nel 1973 il relitto della fusoliera giaceva all’aperto a Vigna di Valle dove fu riscoperto da Bernardo Sclerandi che l’identificò tramite il grande “10” bianco ancora ben visibile. Scongiurato il pericolo di una definitiva rottamazione, i resti furono inviati al RTA di Lecce per il restauro. In occasione dell’inaugurazione del padiglione Alta Velocità, effettuata nel 50° anniversario del primato di Agello, rientrò al Museo Storico la fusoliera completa di motore ed impennaggi, installata su di un carrello ruotato. (Gregory Alegi)  

DSC05589.JPG (34819 byte)

  indice