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  Stefano Rusconi é nato a Roma il 20 Febbraio 1951.

  Cresce a Bisceglie, dove già da piccolo si rivela portato per l'ingegno e la costruzione. Nel 1964 la sua famiglia si trasferisce a 

Firenze dove Stefano eccelle negli studi liceali classici.

La sua passione per gli aeroplani incomincia da qui e in questi anni  esprime il suo talento nel realizzare aeromodelli. Entrato a far parte del GAF - Gruppo Aeromodellisti Fiorentini,, Stefano incomincia a competere nella classe veleggiatori, con profili alari di sua progettazione e vince il titolo di Campione Italiano di Aeromodellismo.

Appena diciassettenne si iscrive all'Aeroclub di Firenze ed impara a volare su di un Piper J-3, conseguendo il brevetto di 1° e 2° grado.

Poco dopo acquista un FL-54 che restaura in condizioni di volo e con il quale effettua le prime traversate  e raid significativi.

Si iscrive alla facoltà di Ingegneria Civile dell'Università degli Studi di Firenze dove si laurea  con il massimo dei voti e lode nel 1977. Ama la letteratura classica, la storia e la filosofia. Adora viaggiare e scoprire nuove realtà. Predilige l'incerto al certo.

Si rivela un talento anche nel mondo della nautica, attratto dal rapporto diretto con gli elementi. Lavora come istruttore di vela a Caprera e compete in regate famose come la Fasnet in Inghilterra . Nel 1977 a Firenze incontra e si innamora di Joy, una bella canadese di ventidue anni: nel 1978 la sposa, cominciando a condividere con lei la grande avventura che li terrà uniti fino alla fine.

Uno dei primi giovani italiani ad optare per il servizio civile, fa la sua prima esperienza di ingegnere a Jeddah, in Arabia Saudita, dove progetta impianti di condizionamento e nel frattempo mette in cantiere il primo dei suoi due figli, Marco, seguito a poca distanza da Sarah.

La carriera di libero professionista gli piace  ma la sua spiccata passione per il volo lo spinge a mantenere sempre un piede nel mondo aeronautico. Conseguiti i brevetti di terzo grado, punta dritto all'aviazione.

Nel 1979 viene assunto all'ATI, dove incomincia a volare sul DC9-30; nel 1989 viene nominato Comandante. Si trasferisce ad Anguillara Sabazia e prosegue la sua carriera volando sull'ATR42. Dopo un corso a Cranfield, in Inghilterra,  ottiene la qualifica di "Accident Investigator"; viene poi nominato "controllore" e quindi pilota collaudatore per i voli prova. Viene quindi assegnato al settore Airbus A319/320/321, dove é nominato "Senior Check Captain".

Quarant'anni di volo per un totale di quasi 15.000 ore di volo.

Parallelamente alla sua carriera professionale, la sua passione per gli aeroplani storici lo porta ad acquisire  nel 1988, in Scozia,  un biplano Tiger Moth. Lo restaura e lo porta in Italia in volo.

Seguono numerosi raid e rievocazioni storiche in tutta Europa, tra cui l'ottantesimo anniversario della trasvolata della Manica nel 1989.

Stefano decide di dar vita ad un museo volante da lui ideato e gestito - l'Italian Flying Museum - ed al Gruppo di volo dei "Rusty Angels".  Il gruppo restaura aeroplani d'epoca, prende parte a molte manifestazioni aeree in Italia, in Germania e nel Regno Unito, partecipa a numerose produzioni cinematografiche.

La sua passione ed il suo ingegno culminano nella costruzione di una replica dell'aeroplano Fokker DR1, che lo impegna per più di otto anni. Il progetto lo porta prima a distinguersi in ambito nazionale, ricevendo l'ambito premio "Rotondi" del Club Aviazione Popolare per la costruzione di aerei amatoriali e, successivamente, a livello mondiale, con il Phoenix Diploma 2004, conferitogli dalla  Fédération Aéronautique Internationale  (FAI) e consegnatogli a Parigi nel 2005.

La generosità porta Stefano ad abbracciare attività di carattere umanitario e di beneficenza.

Si offre volontario in ospedali, ospita a casa propria bambini bisognosi e contribuisce a progetti  umanitari in paesi disagiati. Adotta famiglie a distanza e partecipa alla costruzione di un primo dispensario in India nel 2004, in memoria del padre. E' successivamente coinvolto nell'ampliamento di un secondo dispensario, che inaugura nel 2006 insieme a Joy.

Stefano Rusconi muore in India il 30 Marzo 2006.

Stefano rimarrà sempre con noi. Il suo entusiasmo, i suoi insegnamenti e la sua passione continueranno ad animare l'attività dell'Italian Flying Museum.