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IL
PALAZZO DELL'AERONAUTICA Prefazione L'architettura
italiana, che per secoli era stata presa a modello ed aveva rappresentato il
vertice dell'espressione artistica, nel XIX perse questo primato e agli inizi
del '900 il suo ruolo divenne del tutto marginale nel panorama internazionale.
Il movimento eclettico, che soprattutto in Inghilterra significÚ una riscoperta
ed una interpretazione critica del passato, o di liberty, che in Francia ed in
Belgio definÏ in maniera rivoluzionaria la forma e lo spazio, quÏ in Italia
significÚ spesso solo una stanca riproposizione di stili o un superficiale
decorativismo. Negli anni '20 ci fu un risveglio da questo torpore e il
dibattito artistico intorno all'architettura si fece pi˜ vivace: da una parte i
tradizionalisti cercavano nel passato i valori immutabili dell'arte, dall'altra
gli innovatori proponevano una maggiore adesione alle istanze internazionali, ma
ambedue gli schieramenti ambivano a rappresentare l'architettura del regime. Il
Palazzo dell'Aeronautica sembra proprio armonizzare, con un profondo processo di
sintesi, queste due esigenze: la forma esteriore dell'edificio, quella che si
rapporta con la cittý e dunque raffigura l'aspetto pubblico, conserva, pur con
linee semplificate ed essenziali, la sua immagine rappresentativa, mentre
l'organizzazione interna, quasi avvenieristica, Ë concepita all'insegna della
estrema modernitý. Sono gli anni in cui il grande architetto svizzero Le
Corbusier, nel mito della funzionalitý, definisce la casa come "una
macchina per abitare" e sembra quasi che tale concetto sia trasposto
dall'ingegner Roberto Marino che qui inventa "una macchina per
lavorare", dove si celebra ill mito dell'efficienza, della modernitý che
ben si adattava all'Aeronautica, arma giovane e dunque aperta verso il futuro.
Ecco dunque l'inserimento di sofisticati congegni tecnologici, come la porta
pneumatica, gli ascensori "paternoster", ma anche una innovativa
distribuzione degli spazi interni, debitrice delle teorie architettoniche della
"pianta libera" che ci riporta ancora una volta alle esperienze che il
movimento moderno andava approfondendo. In questo Palazzo, oltre il felice
connubio tra tradizione e modernitý, c'Ë un tentativo di pervenire ad una
sintesi artistica e cioË far convivere serenamente l'architettura con la
pittura ma anche l'arredamento, sia fisso che mobile, che dovevano essere parte
integrante e inscindibile dell'organismo architettonico. Quello che stupisce in
questo edificio, pur di dimensioni imponenti, Ë la cura del particolare
(davanzali, parapetti, cornici, scalini ecc.) che testimonia l'estrema
attenzione dell'autore ed il suo controllo totale del processo, sia in fase
progettuale che in fase esecutiva, quasi che questa architettura fosse plasmata
come una imponente scultura della mano del progettista e dal valore di Italo
Balbo, committente ed ispiratore dell'opera. Questa bellissima ed agile
pubblicazione curata da Giorgio Baldacci, che per questo Palazzo ha un
particolare affetto ed una profonda conoscenza, ci aiuta a comprendere dunque,
con ricchezza di argomenti e completezza di immagini, un'architettura che prima
di essere materia Ë un pensiero.
IL
libro
può essere acquistato mediante versamento sul c/c postale 597005 intestato
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